PROGETTO ERIK SATIE

Il progetto Erik Satie nasce nel 2008 da un primo ascolto delle sue composizioni, così attuali e così moderne, che mi hanno spinto a leggere di più sull’uomo Satie, prima dell’artista. Ho avuto la fortuna di ri-conoscere nella sua estetica e nel suo genio qualcosa di veramente attuale: parlava di ecologia acustica, di inquinamento sonoro, di musica minimalista, con un centinaio di anni di anticipo rispetto a quelle che oggi sono considerati temi fondamentali. 

Ho deciso di realizzare alcuni lavori, alcune opere o meglio sculture sonore, di diverso materiale e ognuna ispirata alla persona Satie e alle sue composizioni specifiche. Queste sono state esposte in diversi luoghi ed è seguito un seminario, una lezione in cui ho cercato di mettere in evidenza quanto ancora oggi sia fondamentale conoscere non tanto le sue composizioni quanto quello che ci ha dato in eredità. Come scrisse Henry Prunières “Nel campo dell’arte sopravvivono solo i grandi creatori, e scompaiono tutti quelli che hanno concorso a fornire loro i mezzi per realizzare le opere immortali. Il compito del precursore è ingrato, non basta aver delle idee e neppure realizzarle, bisogna saperne estrarre le estreme conseguenze.”

ESOTERIK

Attento conoscitore della condizione acustica, ha saputo individuare il disagio di alcune musiche e collocarle in contesti propri che non avevano nulla a che fare con l’arte, ed ecco la nascita della musica da non ascolto, del prodotto industriale, dell’arredamento sonoro per intenderci, delle sue Musique d’Ameublement, grande invenzione.
Satie in vita sua “non ha mai fatto del male a nessuno, figuriamoci del bene, miope dalla nascita, sentimentalmente sono presbite” usava spesso dire, subito dopo la sua morte gli amici forzarono la porta della sua camera ad Arcueil dove nessuno era mai entrato in 30 anni e si ritrovarono la stanza piena di ombrelli, a centinaia, quasi tutti nuovi e mai usati, d’altronde sappiamo di amicizie famose finite per “cause di ombrello”.
In gioventù ha fatto parte dell’ordine dei Rosa+Croce, ha fondato una chiesa con un unico adepto (lui stesso), disegnava i vestiti per le funzioni religiose e si spediva direttamente gli inviti a casa, poi ha fondato la Chiesa metropolitana d’arte di nostro Gesù Condottiero, non durò molto ma compose lavori di rara bellezza.
Non odiava Wagner, semplicemente non sopportava i wagneristi perchè c’era bisogno di musica semplice, di Francia, senza prese romantiche per i fondelli, che mica gli alberi di scena si contorcono? è stato inoltre il padre della musica ripetitiva minimalista con le sue Vexations (1893) cosa non di poco conto.

Tra i suoi più cari amici e colleghi: Debussy, Cocteau, Stravisnkij, Man Ray, Picasso, René Clair, Duchamp, e tanti altri ma alla fine un solitario rimase, e come scrisse Ciccolini “credo che ricercasse la solitudine, volesse sentirsi un pò esiliato, di qui le sue tendenze all’esoterismo assai marcate.” Satie si è sempre sforzato di mandare fuori strada gli inseguitori, nella forma come nella sostanza a ogni nuova opera “è il solo mezzo, per un artista, con il quale si può evitare di divenire un caposcuola, cioè un pedante”

Per avvicinarsi a Satie non occorre strutturarsi bene, ma – come fa notare bene John Cage – cominciare non avendo interessi, accettare che un uomo sia un uomo, lasciar perdere le nostre illusioni sull’idea di ordine, di espressione dei sentimenti e tutti gli imbonimenti estetici di cui siamo gli eredi. Non si tratta di sapere se Satie è valido. Egli è indispensabile.

Un più che breve Satie

Le Trois Gymnopedies e le Trois Gnossiennes del 1888 e 1890 rappresentano quello splendido “triplice studio di un atmosfera sonora”(Corazzol) che ha visto la sua frequentazione allo Chat Noir come punto di partenza di una produzione giovanile, interrotto bruscamente dalla conoscenza di Sar Péladan, gran maestro dell’ordine dei Rosa+Croce di cui poi Satie fece parte (1891-1895) inaugurando un periodo mistico denso di insofferenza e di genialità compositiva, è di questi anni la nascita della sua propria Chiesa in cui lui è l’unico adepto, “se devo essere discepolo di qualcuno non posso esserlo che di me stesso” faceva notare, ma soprattutto compone l’opera che segna la nascita della musica minimalista ripetitiva le Vexations (1893), “il più lucido test di psicoacutismo storico mai inventato” scrisse Carlo Maria Cella. Segue un ritorno tra i banchi, nuovi studi, un oblio e un periodo umoristico (1913-1915).
A partire dal 1915 fino alla sua morte 1925 tutto cambia, conosce Jean Cocteau, momento irripetibile questo e nel 1917 mettono in scena (insieme a Picasso) il capolavoro Parade rappresentato per la prima volta il 18 maggio del 1917, poco dopo inizia a concepire la più grande rivoluzione, la Musique d’Ameublement una musica che “non doveva essere ascoltata con la testa tra le mani e quindi sospetta”, ma una musica da ascoltare insieme a tutti gli altri suoni della quotidianità.  
Di Satie non si può concludere neanche una breve introduzione, ma tra i tanti pensieri degli amici (e dei nemici soprattutto) quello che sento più vicino sicuramente è quello di Henry Prunières: “nel campo dell’arte sopravvivono solo i grandi creatori, e scompaiono tutti quelli che hanno concorso a fornire loro i mezzi per realizzare le opere immortali. Il compito del precursore è ingrato, non basta aver delle idee e neppure realizzarle, bisogna saperne estrarre le estreme conseguenze.”

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